Storia del tappeto


Il tappeto è uno dei prodotti artistici di numerosi popoli di razza, religione e formazione culturale diversa. Si diffuse inizialmente tra i popoli nomadi, dal Nord Africa al Medio Oriente, Centro Asia fino all'India tra il V e VI secolo.

tappeto di Pazyryk è il più antico tappeto annodatoIl tappeto di Pazyryk è il tappeto annodato più antico


Pastori nomadi, gregge di pecore

I primi a realizzare i tappeti sono stati quelli che per regioni climatiche e geografico hanno avuto l'esigenza e le materie prime per produrli. L'ambiente per lo più desertico e la presenza di greggi di pecore, la pastorizia è stato il mezzo primario per la sussistenza di questi popoli. La lana è stato il primo materiale ad essere utilizzato per la produzione dei tappeti, è un materiale semplice da reperire e da lavorare, assorbe il calore ed è isolante, da qui i pavimenti ricoperti di tappeti, che oltre a una funzione decorativa assumono anche una funzione di separazione degli spazi e del loro uso. Nei popoli nomadi oltre che a terra, i tappeti venivano anche appesi al muro come riparo dal freddo e protezione per il caldo, venivano usati per farne selle per animali o grandi sacche utilizzate per trasportare merci.


Il tappeto diventa un punto di riferimento per le tribù nomadi, che assume i connotati di uno spazio magico, di un territorio conosciuto e trasportabile, che ha una funzione protettiva e di allontanamento delle forze negative, diventando un luogo di preghiera.
Per la connotazione simbolica e spirituale che assume il tappeto, anche la sua manifattura diventa sempre più elaborate, viene annodato con cura e caricato di tutti i simboli, motivi ornamentali e emblemi araldici che in una coltura nomade non potevano essere rappresentati in altro modo o attraverso altri materiali.

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Nelle città il tappeto diventa un emblema dello stato sociale della persona che lo possedeva. Con la sedentarietà anche la produzione dei tappeti si riorganizza, nascono manifatture specializzate, le prime sono in Persia e in Turchia, si tessono soltanto tappeti da palazzo, i tappeti più fini, adornati minuziosamente da composizioni decorative ricche ed elaborate con abbondanza di particolari.

Nello spirito islamico, la religione che va diffondendosi in queste aree, il tappeto diventa l'elemento di unione tra le popolazioni nomadi e quelle sedentarie.

In Europa i tappeti vengono introdotti solo a partire dal XIV secolo attraverso gli scambi commerciali tra le repubbliche marinare, in particolare tra Venezia e l'Oriente. Con il passare del tempo i tappeti, diventano sempre più elementi di prestigio e ricchezza, diventando dei raffinatissimi oggetti d'arredamento, che solo pochi si potevano permettere, come possiamo vedere in numerosi quadri rinascimentali che li raffigurano.
Il fascino di questi tappeti e da allora è rimasto immutato fino ai tempi odierni.

   
 

Pittura rinascimentale, Beato Angelico

 
 

Beato Angelico, Pala di san Marco, 1440

 
   

Oggi pur continuando la produzione dei tappeti classici nelle loro zone d'origine, sono integrati da prodotti nuovi che uniscono le tecniche produttive artigianali con il gusto estetico occidentale.

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Da sempre i tappeti sono prodotti per mezzo di telai, questi sono di vari tipi ma a prescindere, il processo di tessitura rimane invariato, nostri, gli elementi che lo compongono sono l'ordito e la trama che creano la struttura del fondo e il nodo che una volta reciso, ne genera la superficie compatta e vellutata.

Dietro un tappeto ci sono ore e ore di duro lavoro e di esperienza, occorrono mesi per realizzare un tappeto annodato a mano. Gli annodatori non sono solo artigiano ma sono degli artisti. Nel mondo islamico ogni disciplina che richiede la manualità veniva definita arte.

La capacità di attingere il sapere dalle generazioni passate, la sensibilità dell'accostamento dei colori e il contatto tra disegnatore, ideatore e colui che annoda i fili produce come affetto la creazione di un tappeto annodato con passione e la consapevolezza che non potrà essere considerato un semplice oggetto decorativo, ma come ogni oggetto d'arte diventerà il veicolo di emozioni e testimone di un'espressione artistica rimasta immutata nei secoli.